Storia

Esposizione dei capolavori: il capolavoro tra “passato” e “futuro”

L” “Esposizione dei Capolavori degli allievi della IeFP della federazione CNOS-FAP” è un’iniziativa che si propone tre obiettivi principali:

  • stimolare gli allievi dei CFP della Federazione CNOS-FAP a misurarsi su una prova, elaborata di intesa con le imprese del settore, che rispecchia le competenze che l’allievo deve raggiungere al termine del percorso formativo;
  • promuovere il miglioramento continuo del settore e del singolo CFP della Federazione CNOS-FAP, soprattutto dal punto di vista tecnologico e della cultura d’impresa;
  • approfondire e consolidare il rapporto con il mondo del lavoro tramite le imprese del settore.

Questa proposta, denominata a volte “esercitazione”, altre volte “concorso”, “prova” o “capolavoro”, si colloca nel solco della tradizione salesiana. Già don Bosco, con una chiara preoccupazione preventiva e con una esplicita finalità pratica aprì tra gli anni Cinquanta e Sessanta dell’Ottocento, ben sei laboratori: calzolai (1853); sarti (1853); legatori (1854); falegnami (1856); tipografi (1861); fabbri (1862).

Questo approccio eminentemente pratico – un apprendistato concepito prevalentemente come preparazione per un’arte o un mestiere manuale mediante concrete e prolungate esercitazioni di laboratori – è all’origine delle successive “Scuole di arti e mestieri”, ulteriormente ripensate come “Scuole professionali”, che daranno vita ad una visione più organica del lavoro e della formazione culturale e professionale dei giovani, come quella perseguita negli odierni Centri di Formazione Professionale.


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